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MARK OWEN

Sono innanzitutto un'ex fan dei Take That, ma non di quelle accanite, per cui ho sempre visto i componenti solo quando venivano qui a Roma, non mi sono mai spostata da Roma appositamente per loro…


1994-1995

La prima volta che li ho visti è stato nell'aprile 1994 (appena una settimana dopo che hanno iniziato a piacermi), affacciati alle finestre del loro hotel o mentre passavano col pulmino negli studi di Non è la Rai. Sono ricordi straordinari perché mi bastava poco per essere felice e soddisfatta, vederli per un secondo. E sorprendentemente non mi portavo nemmeno la macchinetta fotografica. Avrei fatto foto stupende… il gruppo al completo affacciato ad una finestra del primo piano… vabbè, ho il ricordo. Una ragazza che poi è diventata mia amica aveva preso la stanza in hotel e mi ha detto che Robbie era simpatico, ma erano altri tempi… Poi li ho rivisti due volte in concerto nell'aprile 1995.


1996-1997

In quattro sono venuti per la trasmissione I Cervelloni, ma anche in quell'occasione mi bastava anche solo vederli passare in pulmino, e non mi portavo ancora la macchinetta.

Poi si sono sciolti. Mark solista è venuto una volta per Domenica In mi pare. Avevo trovato l'albergo, ma ho sbagliato uscita e così ho fatto solo in tempo a vederlo passare col pulmino, come sempre.


Novembre 2005

Il 30 novembre era previsto il concerto di Mark, ed io, incredula che lui potesse tornare a Roma, ero emozionata per l'opportunità che avevo. Non sapendo dove alloggiava siamo andate direttamente al luogo del concerto. La fortuna ha voluto che quando siamo arrivate noi, alle 16:40, appena scese dalla macchina, la sua auto ci è passata accanto, lui l'ho riconosciuto subito. Siamo subito tornate ragazzine, lo abbiamo seguito a piedi per tutto il tratto di strada fino all'entrata, c'eravamo solo noi, e poiché c'era traffico ci salutava ogni volta con la mano. Io, proprio come facevo allora, dieci anni fa, non ho scattato foto, mi sono bloccata, sorpresa da questa interazione mai avvenuta prima. Tutte eccitate da questo buon inizio ci siamo messe in fila per entrare. Lui ogni tanto usciva nel cortile per fumare una sigaretta, e si faceva vedere salutando. Poco prima che ci facessero entrare lui è uscito, passando in mezzo a noi, per andare a cena credo. Il concerto è iniziato alle 22:45 anziché, alle 21:00 come scritto sul biglietto, quindi la stanchezza e la noia si facevano sentire, anche perché io avevo avuto la febbre fino a due giorni prima, ed avevo la bronchite. Finalmente inizia, un ora di canzoni sue più Could It Be Magic, emozionantissima, per ricordare i Take That, e No Regrets per ricambiare il fatto che Robbie Williams ha cantato una sua canzone nei suoi concerti. Come genere musicale il suo non mi piace, ma era bello vederlo soddisfatto, concentrato, preso dalla musica, uno spettacolo intenso e travolgente.
Alla fine, prima di uscire, si è fermato a firmare qualche autografo, si sarebbe fermato con tutte per quanto ci tiene. Le mie amiche hanno tentato di seguirlo. L'amica che guidava la macchina dove stavo io non c'è riuscita, ma altre sì. Ci hanno detto qual'era l'hotel dove alloggiava, sconosciuto, non lo avremmo mai trovato. Arriviamo lì alle 02:00 e ci dicono che si era fermato con tutte, una quindicina di ragazze, facendo foto e autografi con calma. Io non riuscivo ad immaginarmelo, e mi dispiaceva essermelo perso per poco. Lo avrei visto quando partiva, ma poi si viene a sapere che sarebbero partiti dopo tre ore. Dopo poco Mark scende nella hall, ma noi non potevamo entrare. Ci saluta e ci manda baci. Passano pochi minuti e si affaccia alla finestra della sua camera, al secondo piano, per fumare. E si mette a parlare con noi. Dice che sarebbe partito alle 05:00 e che quindi ora andava a dormire. Poi una mia amica gli ha detto che noi avevamo dei ritratti da dargli, lui ha detto che potevamo darli ad uno del suo staff che intanto caricava i bagagli, ma noi abbiamo detto che li volevamo dare a lui. Allora dice "dateli a lui ora, o a me domani". Le ragazze fanno battute ed altri discorsi tra cui se i Take That riuniti sarebbero venuti in concerto anche in Italia, e lui ha detto che non lo sa. Ha spento la sigaretta sul muro, poi ci ha dato la buonanotte e dopo un po' ha spento la luce. Noi non potevamo perderci quast'occasione, e se pazzia doveva essere, che pazzia sia, la volevo vivere fino in fondo, quando ricapitava. Siamo rimaste io, le mie amiche e poche altre, dimezzate rispetto a prima, ad aspettarlo. Anche se ero malata, ma sentivo che se fosse andata bene sarebbe stato ancora più bello. La malattia sarebbe guarita e i ricordi sarebbero restati.
Lo abbiamo aspettato in macchina, per ripararci dal freddo. Ed alle 04:30 in punto si accende la luce della sua camera. Noi scattiamo in piedi, pronte. Le ragazze avevano comprato cornetti caldi per accogliere lui e la band. Sono stati un pensiero graditissimo da tutta la band, che aveva iniziato a scendere e mettersi nel pulmino. Erano le 05:00 passate, mancava solo Mark. Eccolo. Si ferma con delle fans dentro e ci fa cenno di entrare. Diciamo che non potevamo e lui carino si gira verso la Reception a fare una boccaccia perché non era daccordo. Poi invece chiediamo ad un signore che, saputo della richiesta di Mark stesso, ci fa entrare. Mi sembrava incredibile, si è concesso a tutte con calma, e quasi non riuscivo a scattare foto. Gli ho dato i due ritratti che avevo fatto dieci anni fa, e lui guardandomi mi ha chiesto se li avevo fatti io. Poi ha fatto la battuta "Questo sono io quando ero giovane e bello". Mi sono fatta autografare le fotocopie e mi ha chiesto il nome, gli ho fatto lo spelling. Mi ha scritto due dediche diverse, di cui una bellissima "Grazie per il tuo tempo". Abbiamo fatto la foto insieme e poi lo avevo lì di profilo, tutto mio, e gli ho dato un bacio sulla guancia. Non ho resistito, mi è venuto spontaneo, che bene che gli voglio! E' stato adorabile, dolce, paziente. Tutto perfetto, un sogno. Poi è uscito ed era carino come un bambino, nel pulmino, mentre mangiava i cornetti e si leccava le dita. E' andato, ma quest'avventura la terrò per sempre nel mio cuore.
Ancora non posso crederci, che sono riuscita a realizzare uno dei miei sogni, incontrare uno dei miei idoli. Sembra strano detto da me, che sono abituata ad incontrare personaggi davvero famosi, amati da tutti… Ma mi sono proprio resa conto che avere davanti, materializzato, chi era sui miei poster di adolescente sedicenne, ha tutto un altro sapore. E' tutta un'altra emozione perché sono passati undici anni, di cui gli ultimi nove pensando che non sarebbe più venuto a Roma, per cui le probabilità di incontrarlo erano pari a zero. E' stato bello averlo davanti, da vicino, ora che sono grande e consapevole, e mi ha fatto rivivere le emozioni tornando sedicenne per una sera. Non sono mai stata una fan accanita di qualcuno, ma i Take That, pur non facendo parte del mio panorama musicale, hanno fatto parte della mia vita perché sono stati parte integrante della mia adolescenza.

Irene


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